"Il diritto di contare" offre uno sguardo avvincente e ispiratore sulle vite e sulle conquiste di tre donne straordinarie che hanno superato ostacoli significativi per contribuire al progresso scientifico e tecnologico degli Stati Uniti.
Il Diritto di contare racconta la storia romanzata della matematica e fisica Katherine Jonson, divenuta famosa per essere stata la prima afroamericana a lavorare come ingegnere per la NASA, fornendo un contributo determinante per la realizzazione del Programma Mercury e la missione Apollo 11.
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Il film del 2016 è stato diretto da Theodore Melfi e ha ricevuto tre candidature agli Oscar, tra cui quella per il miglior film, e due candidature ai Golden Globe, tra cui quella per la miglior colonna sonora.
La pellicola è ambientata nella Virginia degli anni 60’, quando la segregazione razziale, prevista dalle leggi Jim Crow, inizia a mostrare i primi segni di crisi.
Le protagoniste sono tre donne afroamericane, Katherine Goble (poi Johnson), Mary Jackson e Dorothy Vaughan che lavorano presso la sede della NASA a Hampton come “calcolatrici” umane, nonostante le loro competenze di ingegneri.
La figura centrale è quella di Katherine Goble, della quale ci vengono mostrate fin dalle prime sequenze le prodigiose doti matematiche.
Katherine, grazie ad un evento fortuito che le permette di dimostrare le sue conoscenze e le sue capacità, viene spostata dalla sala computer e assegnata alla squadra di ingegneri impegnati a calcolare le coordinate di lancio e la traiettoria di un razzo Atlas.
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Le lotte che Katherine deve affrontare all’interno del suo gruppo di lavoro mettono bene in luce le difficoltà che le donne sono costrette a fronteggiare in ambienti prettamente maschili. In aggiunta a ciò, la protagonista si trova a dover combattere anche per le sue origini afroamericane, in una squadra costituita unicamente da bianchi.
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Infatti, trovatasi a lavorare in un luogo razzialmente segregato e stratificato per genere, non può usare il bagno dell’edificio, in quanto riservato a persone bianche e, pertanto, deve spostarsi a piedi in un edificio molto lontano. Ma non solo. Non può nemmeno bere lo stesso caffè degli altri, ma solo quello della caffettiera riservata a suo uso personale.
Emblematica è la scena in cui Al Harrison, il capo del suo gruppo, nel momento in cui si rende conto che Katherine è costretta a perdere più di mezz’ora di tempo ogni qual volta necessiti del bagno, decide di distruggere l’insegna con sopra scritto “Colored ladies room”, rimarcando come il successo della missione sia più importante del colore della pelle di chi consente di raggiungerlo.

Nonostante questo costante sottofondo di denuncia sociale sono poche le scene in cui il film risulta più esplicito sul reale stato di timore e paura in cui vivevano i neri nell’America della segregazione.
Una tra queste sequenze è proprio all’inizio del film quando la macchina di Dorothy si ferma a causa di un malfunzionamento e sopraggiunge una macchina della polizia.
Le tre donne si irrigidiscono e alla battuta di Dorothy che per tranquillizzare le amiche dice “Non è reato avere la macchina rotta”, Katherine risponde “Non è reato nemmeno essere neri”.
Le tre donne sanno che il loro successo potrà essere determinante non solo nel percorso verso il raggiungimento dell’emancipazione della donna in ambienti scientifici, ma soprattutto come stimolo di riscatto per tutti i neri in America.
Alla fine del film Katherine riesce ad abbattere i pregiudizi legati al suo essere donna e alla sua origine e dimostra di essere un elemento fondamentale per il raggiungimento del successo della missione.
Pertanto, Il Diritto di contare riesce a trasmettere in modo molto efficace la preoccupante normalità della supremazia bianca, senza mai cadere in critiche aspre, ma assumendo piuttosto un ruolo quasi educativo.
Sebbene in alcuni momenti pecchi di poca originalità, di eccessiva prevedibilità nello sviluppo degli eventi e a volte di un’eccessiva leggerezza nel trattare argomenti importanti, rimane una pellicola di ottima qualità che può fornire molti spunti di riflessione.
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Sembra un bellissimo film, lo guarderò il prima possibile!
Davvero una bella recensione