Film Radioactive (2019)

"Radioactive" offre una visione avvincente e toccante della vita di una delle figure scientifiche più influenti della storia, quella di Marie Curie.

Radioactive (2019) è l’ultimo film della regista, sceneggiatrice e fumettista irano-francese Marjane Satrapi, divenuta famosa per il film d’animazione candidato agli oscar Persepolis (2007).
Protagonista di Radioactive è la famosa Marie Curie, la prima scienziata nella storia ad aver vinto un Premio Nobel e una delle poche ad averne vinti due.


Il genere è quello del classico biopic e, sebbene il film prenda ispirazione dal romanzo a fumetti di Lauren Redniss, allo stesso tempo se ne distacca. Infatti, il film non ruota solo attorno alla storia d’amore tra Marie e Pierre Curie, ma si concentra soprattutto sulla straordinaria vita della scienziata e sulle sue scoperte.

Radioactive viene sviluppato abilmente dalla Satrapi attraverso l’uso di numerosi flashforward che servono a legare i tre filoni principali portati avanti dalla regista. Infatti, il film non vuole solo far conoscere l’incredibile vita della Curie, ma vuole affrontare, anche se solo superficialmente, tutte le ripercussioni legate alle innovazioni della Curie. 

I temi trattati sono quello della proliferazione delle armi nucleari, continuando con il ruolo determinante della radioattività nelle cure mediche e, infine, accennando alla tuttora dibattuta diatriba sull’uso dell’energia nucleare per la lotta al cambiamento climatico. 

In particolare, la Satrapi inserisce delle scene ambientate in anni successivi alla vita della Curie e mette in mostra attraverso tre sequenze emblematiche in che modo gli effetti delle scoperte della scienziata si siano protratti nel tempo.

Nella prima sequenza vediamo un bambino malato di cancro negli anni 50’ che viene trattato con la radioterapia. In un’altra viene immortalo il momento dello sgancio della bomba nucleare su Hiroshima nel 1945. Infine, nell’ultima viene mostrato l’incidente della centrale nucleare di Chernobyl nel 1986. 

Attraverso queste sequenze viene sottolineata l’importanza delle scoperte della Curie, quasi con l’obiettivo di legittimarle a causa di alcuni catastrofici usi successivi. Parallelamente a queste tematiche, la Satrapi ha voluto dare il giusto rilievo non solo alle scoperte scientifiche della scienziata Marie, ma anche alla lotta che la donna Marie ha dovuto condurre per farsi accettare in un mondo dominato dagli uomini.


Radioactive inizia con Marie in ospedale che, consumata dalle radiazioni dell’uranio, ripercorre la sua vita fin dall’incontro con il marito Pierre. Attraverso l’uso di diversi flashback la Sarpi ci fa conoscere Marie, la sua passione per le proprietà magnetiche dei matelli, la sua voglia di scoprire e conoscere e il suo spirito indomito, che le causò l’ostilità dei professori.


La regista riesce bene a particolareggiare la mente brillante e cinica di Marie, totalmente dedita al lavoro, ma anche la sua sicurezza e caparbietà, caratteristiche considerate poco adatte per una donna. Infatti, Marie Curie può essere considerata un’emblematica figura di riferimento nel percorso dell’emancipazione della donna nel settore della scienza, fino a quel momento riservato solo agli uomini. 

I suoi due premi Nobel, il primo per la fisica insieme al marito Pierre e ad Antoine Henri Becquerel, per lo studio sulle radiazioni, e il secondo, per la chimica, grazie alla scoperta del radio del polonio hanno posto le basi per il riconoscimento del contributo che le donne possono dare al mondo scientifico.